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07.02.2014 - James L. Oschman: le basi scientifiche della medicina energetica

ImmagineIl ricercatore e docente americano James L. Oschman -esperto in Biologia Cellulare, Biofisica e Fisiologia ed autore di libri quali: “Medicina energetica: basi scientifiche” ed “Energy Medicine in Therapeutics and Human Performance” - sostiene che la scienza può spiegare come l’elettricità ed i campi elettrici generati dai nostri organi (concetti che hanno permesso di sviluppare analisi strumentali quali l’elettrocardiogramma e l’elettroencefalogramma) fluiscono dal nostro organismo e possono interagire con i campi elettrici degli altri individui, sia a livello locale che a distanza.

James L. Oschman si è dedicato per oltre vent’anni a studi e ricerche sulla struttura e funzione dei numerosissimi tipi di cellule umane dal punto di vista elettrico/energetico, in importanti Centri ed Università internazionali quali: Università di Cambridge (UK), Università di Case-Western Reserve di Cleveland – Ohio (USA), Università di Copenhagen (Danimarca), Università di Northwestern ad Evanston – Illinois (USA) e presso il Laboratorio Biologico Marino di Woods Hole – Massachusetts (USA).

Il campo elettromagnetico terrestre (elettroni del Pianeta Terra) ed i processi infiammatori.

Dr. Oschman, stando a quanto emerge dai suoi studi, il campo geomagnetico ha un ruolo centrale sul nostro benessere psico-fisico, tanto che camminare a piedi nudi aiuterebbe terapeuticamente a migliorare i processi infiammatori in atto. Com’è possibile ciò?

Sono sempre di più i ricercatori che hanno individuato nei processi infiammatori, provocati dalla formazione di radicali liberi, l’origine di un numero altissimo di malattie. Da ciò emerge che le malattie croniche sono strettamente collegate ad una condizione che può essere descritta in termini elettrici o energetici. Un radicale libero è una molecola cui manca un elettrone. I suoi effetti distruttivi si spiegano in termini di rapide e violente reazioni che si verificano quando le cariche elettriche si ridistribuiscono tra le varie molecole. Reazioni violente che rompono i legami chimici responsabili dell’integrità delle pareti cellulari (membrane).

Un esempio apprezzabile ad occhio nudo del tipo di reazione di cui sto parlando, la vediamo quando accendiamo un fiammifero, poiché la fiamma è il processo attraverso il quale l’ossigeno rompe gli elettroni che mantengono unite le molecole liberando calore e luce. Allo stesso modo, tutti abbiamo esperienza diretta con un processo simile anche se un po’ più lento: il bruciore, l’arrossamento, il gonfiore e la perdita di movimento che normalmente accompagnano tutte le risposte infiammatorie.

Numerose ricerche, che cito sempre nelle mie pubblicazioni scientifiche e libri, dimostrano che ci sono rapidi e profondi effetti antinfiammatori nel ristabilire e mantenere un contatto elettrico naturale tra il nostro corpo e la terra. Poiché l’infiammazione è conseguenza di un deficit di cariche negative, qualunque meccanismo che apporti elettroni nel punto in cui si sviluppa una lesione, diminuisce la probabilità che si avvii un ciclo di infiammazione persistente.

In effetti, i farmaci antinfiammatori ed antiossidanti sono molecole caricate elettricamente che permettono il trasporto di un gran numero di elettroni, in grado di ridurre l’elevato livello di radicali liberi che si concentra nei punti in cui si è sviluppata l’infiammazione. Il problema è che quelle molecole antinfiammatorie possono a loro volta trasformarsi in radicali liberi una volta che hanno donato i propri elettroni per neutralizzare i radicali liberi. Inoltre, i processi metabolici devono disfarsi dell’antiossidante che ha perso il proprio elettrone aumentando il fabbisogno energetico dell’organismo.

Viceversa, ipotizzo che gli elettroni liberi possano agire direttamente sui radicali liberi senza gli svantaggi delle sostanze chimiche antiossidanti. Un processo del tutto simile a quello descritto si verifica quando il nostro organismo entra in contatto con terra che è una gigantesca fonte naturale di elettroni liberi. In sostanza, gli elettroni liberi agiscono da antinfiammatori senza avere effetti secondari.

Stando a ciò, la terra è dunque una fonte inesauribile di antiossidanti?

Nessuno può discutere la scientificità del fatto che la terra possiede un illimitato e continuo rinnovamento di elettroni liberi. La superficie terrestre conduce elettricità e mantiene un potenziale negativo. Esistono tre macro generatori elettrici nel circuito globale atmosferico: il vento solare che penetra nella magnetosfera, il vento ionosferico e le attività meteorologiche. E’ vero che la conduttività della terra varia a seconda del luogo e che dipende dall’acqua e dal suo contenuto di minerali, come pure dalla vegetazione presente e da altri fattori che pero hanno un effetto relativamente contenuto sulla capacità di assorbimento di elettroni mediante il contatto con la terra. In parole povere, la terra è una fonte di elettroni ed il nostro sistema immunitario funzionerebbe meglio se potessimo camminare più spesso a piedi nudi e per lunghi intervalli di tempo. Dal momento in cui abbiamo cominciato ad utilizzare le scarpe, ci siamo isolati dal contatto con la terra e questo ha rappresentato una concausa del generalizzato aumento dei livelli di stress con conseguente diminuzione dell’efficienza delle difese immunitarie.

Come possono gli elettroni liberi della superficie terrestre raggiungere le zone del nostro organismo in cui si stanno sviluppando processi infiammatori?

Nel nostro organismo sono presenti strutture per la conduzione dell’elettricità sulla superficie della pelle, gli organi ed e tessuti interni. Dispositivi per la diagnostica quali l’elettrocardiogramma e l’elettroencefalogramma, utilizzano elettrodi posti sulla superficie della pelle al fine di individuare i campi elettrici generati rispettivamente dal cuore e dal cervello. Ovviamente se c’è una via di conduzione (trasporto di carica elettrica) che mette in collegamento l’organo interno con la superficie della pelle, tale circuito è percorribile anche in direzione opposta, ovvero dalla pelle fino all’organo interno.

D’altra parte, la capacità della pelle di trasportare una certa carica elettrica fino all’organo interno è ben dimostrata dalla provata efficacia di un gran numero di terapie che utilizzano l’elettricità a microcorrenti elettriche e frequenze specifiche. Ciò avvalora un’ampia gamma di terapie che apportano elettricità all’organismo e possono generare il movimento degli elettroni al suo interno. E’ molto probabile che la gran parte dei benefici delle terapie che utilizzano l’elettricità siano collegati al fatto che facilitano la mobilità e la capacità degli elettroni di penetrare le aree infiammate neutralizzando i radicali liberi che sono la causa delle malattie croniche.

Può spiegarci, dunque, i fondamenti della medicina energetica?

Sotto certi aspetti tutta la medicina è medicina energetica. La medicina energetica implica la comprensione dei meccanismi in base ai quali il nostro organismo genera e risponde ai campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici, includendo la luce ed il suono, così come altre forme di energia quali il calore, la pressione, l’energia chimica, elastica o la gravità. I medici e gli altri operatori sanitari che non vedono di buon occhio la medicina energetica, dimenticano che ci sono numerose tecnologie medico-scientifiche che utilizzano forme diverse di energia sia per la diagnosi che per il trattamento delle patologie. Raggi X e risonanza magnetica sono due notissimi esempi di energia applicata alla diagnostica medica. Le misurazioni dei campi elettrici prodotti dall’organismo sono anch’esse fondamentali nell’ambito della diagnostica: elettrocardiogramma, elettroencefalogramma, elettroretinogramma ed elettromiogramma. Per ognuna di queste indagini diagnostiche è stata sviluppata anche la relativa tecnologia biomagnetica: magnetocardiogramma, magnetoencefalogramma, magnetoretinogramma e magnetomiogramma. I ricercatori, inoltre, hanno ulteriormente allargato il campo di studio su questo argomento con l’introduzione di altri strumenti diagnostici quali la biopsia magnetica, la biopsia elettrica e la biopsia ottica. Ed ancora: stimolazioni transcutanee nervose, pacemaker cardiaci, defibrillatori, laser, elettrocoagulatori o campi magnetici pulsanti, ecc.

Quando parliamo, dunque, di medicina energetica accettiamo l’assunto che il nostro organismo è avvolto da un campo energetico auto-generato che può essere influenzato, a fini terapeutici, sia a livello locale che a distanza.

Secondo la Sua formazione, cosa ci può dire riguardo a quel campo energetico umano?

Oggi non vi è più alcun dubbio sull’esistenza del campo energetico generato dal corpo umano. In poche decine di anni gli scienziati sono passati dalla convinzione che non esistono campi energetici generati dal nostro organismo alla certezza che invece vi sono e che questi campi hanno rilevanza sotto il profilo medico. E’ per questo motivo che un numero sempre maggiore di medici orientano i propri trattamenti prendendo in considerazione le misurazioni dei biocampi.

Il primo campo di energia documentato è stato quello relativo al cuore ed i relativi studi diedero origine, quasi un secolo fa, all’elettrocardiogramma messo a punto da Einthoven, Premio Nobel nel 1924 per gli obiettivi raggiunti. Circa un quarto di secolo dopo, Berger misurò il campo elettrico del cervello e mise a punto l’elettroencefalografia. Successivamente, altri ricercatori riprenderanno gli studi di Einthoven e Berger, stabilendo che sia il cuore che il cervello producono campi bioelettrici che viaggiano attraverso i tessuti del corpo e che tali campi possono essere registrati attraverso elettrodi posizionati sulla superficie del corpo. C’è una legge fondamentale in Fisica, nota come la Legge di Ampère, che afferma che quando le correnti elettriche viaggiano attraverso conduttori - siano cavi o tessuti vivi – si generano campi magnetici nel loro intorno. Poiché i tessuti vivi sono conduttori di elettricità le leggi della Fisica vorrebbero che le correnti elettriche generate dal cuore ed altri muscoli, così come il cervello ed i nervi periferici, producano campi nell’area intorno al corpo. Tali campi sono noti come campi biomagnetici. Nel 1963, a Cambridge (UK), Brian Josephson (Nobel per la Fisica nel 1973) mise a punto un magnetometro estremamente sensibile, chiamato Squid (Superconducting Quantum Interference Device), tale strumento è tutt’ora in uso nei laboratori di ricerca di tutto il mondo che si occupano dello studio dei campi di energia umani attraverso la magnetoencefalografia e la magnetogastrografia.

Il campo energetico umano, dunque, deriva dalla corrente elettrica pulsante, generata dai tessuti. Visto nel suo complesso, esso è un insieme di tutti i campi generati dai vari organi, tra cui il maggiore è quello generato dal cuore. Poiché il sangue è un ottimo conduttore elettrico, l’insieme del sistema circolatorio pulsa elettricità ogni volta che il cuore batte.

Il secondo campo più forte all’interno del nostro corpo è quello generato dalla retina, che agisce come una grande batteria che cambia polarità quando viene colpita dalla luce.

Il terzo campo è quello prodotto dai diversi muscoli.

Gli elettroni che assorbiamo dalla terra possono modificare il nostro campo energetico?

Ciò è estremamente probabile anche se, ad oggi, non vi sono studi che lo attestino. Posto che gli elettroni servono per condurre correnti e che il principale campo elettromagnetico è quello prodotto dal cuore, tale campo si espande con l’afflusso di elettroni.

Considerato dunque che il campo energetico umano è la somma dei campi generati da tutti gli organi e tessuti, possiamo dunque parlare di cura energetica?

Il concetto di “cura energetica” è stato a lungo tempo contestato nei circoli accademici, però gli atteggiamenti stanno cambiando a seguito della pubblicazione di autorevoli ricerche in materia. Gran parte del merito si deve al team composto da C. Andrew, L. Bassett e colleghi della Columbia University di New York. Questi studiosi hanno dato un importante contributo al superamento dello scetticismo e degli enormi ostacoli amministrativi incontrati al fine di inserire tra i protocolli medici abituali, la terapia con corrente elettrica pulsante (magnetoterapia o elettromagnetoterapia) per le ossa. Le loro ricerche dimostrarono che, l’esposizione a specifici campi elettromagnetici, può accelerare il processo di guarigione di fratture difficili da sanare, anche dopo i quarant’anni. Bassett ed i suoi colleghi, studiarono il possibile impiego di questi campi elettromagnetici pulsanti anche su altri problemi muscolo-scheletrici come l’osteoartrite, l’osteonecrosi e l’osteocondrite, con risultati considerevoli. Le frequenze capaci di stimolare la riparazione tissutale sono collocate nel range biologico di frequenze estremamente basse (ELF = Extremely Low Frequency). Due cicli al secondo (1 ciclo = 1Hz) sono efficaci ai fini della rigenerazione nervosa, sette Hz sono l’optimum per la ricrescita dell’osso, dieci Hz si utilizzano per i ligamenti, le frequenze leggermente più elevate per la pelle ed i capillari. La ricerca però non si è fermata a questo. Se facciamo un altro passo nel mondo della Fisica giungiamo alla Legge dell’Induzione di Faraday, una legge di base dell’elettromagnetismo. Nel 1831, Faraday dimostrò che una calamita in movimento vicino ad un conduttore, induce un flusso di corrente elettrica nel conduttore medesimo. Vale a dire che: campo elettrico e campo magnetico sono congiunti. Ciò costituisce la base della moderna Magnetobiologia, disciplina che studia gli effetti dei campi elettromagnetici sui sistemi viventi. Tutto ciò spiega inconfutabilmente e scientificamente l’efficacia di terapie quali il Reiki, i trattamenti mediante l’imposizione delle mani al fine di trasferire l’energia umana, l’agopuntura, la terapia cranio-sacrale, la terapia della polarità e tante altre. In un validissimo studio, il Dott. John Zimmerman rivelò che la forza magnetica generata dalle mani degli esperti che praticano le terapie appena menzionate, non ha una frequenza costante, bensì, può variare da un secondo all’altro, all’interno della gamma delle frequenze della banda ELF, che gli stessi ricercatori hanno identificato come efficaci per avviare o accelerare il processo di guarigione dei diversi tessuti presi in esame. Sembra dunque, assai probabile che gli effetti delle diverse terapie energetiche, sia di contatto che non, sia introdurre nei tessuti la medesima frequenza benefica che i ricercatori hanno definito “frequenze chiave” per il processo di guarigione dei tessuti.

Come si svilupperebbe un protocollo terapeutico?

La scoperta riguardante le proprietà terapeutiche dei cosiddetti “campi magnetici pulsanti” ai fini della riparazione di ossa ed altri tessuti, ha portato a tutta una serie di scrupolosi studi sul loro funzionamento. I risultati di tali studi hanno portato ad un comprensione dettagliata di come i campi di energia possono avviare i processi di guarigione nei diversi tessuti. Di fatto, vi sono svariate ipotesi plausibili al vaglio dei ricercatori. Descrivo di seguito quella che, ad oggi, è stata maggiormente approfondita. Vi sono due diversi aspetti da conoscere. In primo luogo abbiamo un’immagine dettagliata del susseguirsi di reazioni che partono dalla superficie cellulare e vanno in profondità al citoplasma ed al nucleo, quindi ai geni, dove gli effetti selettivi sul DNA sono già stati ampiamente documentati. In secondo luogo, esiste un fenomeno chiamato amplificazione che permette ad un campo molto piccolo di produrre un effetto molto grande. Una sola molecola ormonale, un neurotrasmettitore o un semplice fotone di energia elettromagnetica, può scatenare una risposta cellulare. Uno dei principali passi nel processo di amplificazione è l’attivazione di uno dei canali del calcio, al fine di permettere a centinaia di ioni di calcio di inondare la cellula, riattivando i processi cellulari implicati nella riparazione di tessuti danneggiati. L’aspetto più importante di questa ricerca è la scoperta del fatto che i tessuti vivi sono in realtà molto più sensibili ai campi esterni di ciò che immaginiamo. E’ proprio in base a queste scoperte che è possibile affermare che le terapie energetiche sono valide per la prevenzione e la cura di alcuna delle più gravi malattie che si conoscono. Infatti, sono convinto che molte malattie possono essere trattate bioenergeticamente senza bisogno di ricorrere ai farmaci. Queste terapie, inoltre, agiscono preparando il terreno al fine di permettere alle cellule di migrare fino ai punti specifici in cui sono più necessarie per riparare ad un danno tissutale. Inoltre, questo genere di terapie infondono serenità e trasmettono calma al paziente. Ciò permette di migliorare il suo sistema immunitario.

Altre info sul Dr. J. Oschman: http://energymedicineuniversity.org/faculty/oschman.html

Fonte: http://www.dsalud.com/index.php?pagina=articulo&c=152